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LOREDANA PER
LA PRIMA VOLTA A SANREMO COME AUTRICE E IN DUETTO
Anno 1993.
Loredana si presenta sul palco dell’Ariston insieme alla sorella Mia
Martini interpretando “stiamo come Stiamo” canzone scritta dalla
stessa Berte’ (Piccoli-Berte’-Piccoli). Il testo di “Stiamo come
stiamo” è stupendo, ricco di metafore ed è basato su un tema
importantissimo nella poetica di Loredana: la netta differenza fra la
società maliziosa, superficiale e opportunista e quella piccola parte
della società costituita da individui ”diversi”, emarginati in quanto
non riescono a modificare e quindi ”violentare” il proprio pensiero, i
propri ideali, la propria personalità e quindi soccombono alle insidie
e alle difficoltà della vita. La vita dei “diversi”, dei contro,
categoria nella quale si rispecchia perfettamente Loredana, è vista
come un’eroica lotta per sopravvivere alla superficialità nella quale
è ormai immersa la società odierna ma anche alla precarietà dei
sentimenti e all’assenza di riferimenti e certezze. L’uomo “contro” si
sente sfruttato, ingannato ma non riesce e non vuole assolutamente
sottomettersi alla malizia e all’opportunismo, caratteristiche
necessarie per sopravvivere. L’emarginato che si trova a disagio e
disorientato nella società crede però ancora nell’amore e nei
sentimenti…questa speranza viene espressa perfettamente dal verso ”sì
per adesso è molto dura ma lo sfameremo questo amore così magro”. In
“Stiamo come stiamo” pervade anche un senso di fiducia e positività
infatti “la luce dei fari che tagliano l’oscurità”, ”le stelle sulla
testa che nascondono sorprese“ sono tutte metafore e personificazioni
dell’ottimismo e della speranza. Anche il verso “la felicità………….
nascosta onda su onda verrà” esprime positività. La canzone termina
con la speranza del raggiungimento dell’amore e della felicità
”restiamo appesi con lo sguardo che forse i tempi sono meno duri”. Da
segnalare il duplice uso da parte di Loredana della prima persona
plurale del verbo essere nel titolo della canzone ”Stiamo come stiamo”
che sottolinea l’impossibilità di definire con un aggettivo o un
avverbio la condizione esistenziale dolorosa di chi si sente escluso
ed emarginato dalla società. |