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Anche se sai che all’appuntamento si presenterà con la minigonna,
che avrà gli occhiali neri e che avrà voglia di protestare Loredana
Bertè non è come te l’aspetti.
Mentre scende dal taxi noti subito che
non c’è niente di ordinario in lei, nulla che possa rimandare a
qualcun altro. Gli occhi e gli occhiali neri, la sua voce, quella
minigonna non sono i suoi tratti distintivi, sono Loredana. Anche il
rossetto rosa che porta sembra non potersi separare da lei: ”I miei
vicini che me l’hanno portato dall’America dicono che è indelebile.
Mah, bisognerebbe fare la prova del bacio”. E togliersi il dubbio.
Ci sediamo.
“Caffè?”
- “No”.
“Acqua?”
- “No”.
“Portacenere?”
- “Quello si” - e sfila
una Marlboro che tiene nel pacchetto morbido dentro una soffice
pochette rosa. Una sigaretta per stemperare la tensione
. Perché siamo qui per parlare di
BabyBertè, il suo
nuovo album, ma è come se le domande sull’argomento la
infastidissero.
“BabyBertè
è stato un parto plurigemellare che è durato anni. Ci ho messo
cinque anni”. E racconta il suo travaglio: “In
sola come un cane dico
“E volare ad alta quota dove la vita non è vuota e pensare di me
stessa che non sono più la stessa”, Ecco io li immagino che sta
cavolo di mentalità maschilista che c’è nella musica forse cambia,
cioè che io riesco a finire il disco, che io riesco ad arrivare alla
meta che mi sono fissata e quindi immagino – dà un tiro alla
sigaretta – che quando tutte le rotture di palle sono passate, sarò
più felice e potrò volare ad alta quota dove la vita non è vuota. E
pensare di me stessa che non sono più la stessa, cioè incazzata
nera”.
Ora il disco l’hai finito. Ti senti
un po’ meno incazzata?
“In parte si. Le acque
si sono rotte e il disco è partorito”.
Ora bisogna svezzarlo.
“Questa baby
va svezzata da un milione, due milioni di persone che compreranno il
disco”.
Cifre che ricordano i tempi
gloriosi, quelli del vinile. E’ di questo che parla il pezzo di
Renato Zero, “Deliri a 45 giri”,
che hai inserito nel tuo disco?
“Io passo mesi a casa di
Renato, questa era una delle tante cose che mi faceva sentire lui.
Un giorno mi fa ”A nì, vuoi provare questa cosa
molto carina, molto anni ’60 dedicata al vinile che non c’è
più? Ti ricordi quando avevamo il
giradischi?” Che bello che era”.
E’ per questa nostalgia che hai
registrato il disco in analogico?
“Io ho fatto solo dischi
in analogico. Perché avrei dovuto cambiare solo per questo?”.
Cosa non ti piace del digitale?
“E’
finito. Nell’analogico o ci sei o non ci sei. Con il digitale riesce
a cantare pure la portinaia di casa mia. Io faccio
massimo due piste dall’inizio alla fine”.
E i tuoi collaboratori si sono
adattati?
“Uh, una rottura di
scatole. I musicisti si sono abituati a non suonare più. Fanno otto
battute e con il pro-tools arrivano fino alla fine, ma a me sembrano
tanti commercialisti con quel computer davanti. Gliel’ho vietato di
usarlo. Cantando io in diretta dovevano suonare pure loro in diretta
dall’inizio alla fine”.
Comunque
alla fine ce l’avete fatta.
“Si,
però avrei potuto fare un disco doppio con il materiale che ho a
casa”.
E invece?
“E invece questo mi è
già costato 450 milioni. Anzi se non facevo
MusicFarm non avrei
avuto nemmeno quest’anno i soldi per produrlo. Ho fatto tutto da
sola perché purtroppo nel mercato discografico
delle major dopo una certa età le donne sono da buttare. Se
poi hai un rotolino di grasso non ti
dico. I maschi invece possono essere come vogliono. Pino canta
sdraiato addirittura. Ma lui se lo può permettere. Loro possono
avere i capelli bianchi. Le donne invece, superata una certa età,
devono andare a fare l’uncinetto”.
Come mai?
“Che ne so. E’ la
mentalità italiana. Però se guardo le classifiche mondiali vedo
Elton John, i Rolling Stones, Joe Cocker, Tom Jones, Paul McCartney,
il Boss, Tina Turner, Aretha Franklin. A nessuno interessa se quella
è ingrassata e sembra un baule. Conta la voce e la voce è la
stessa”.
Cosa manca alla musica italiana
oggi?
“Mancano le idee e la
voglia di investire denaro. Nessuno si cura più delle copertine dei
dischi e non capiscono che sarebbe un deterrente per la pirateria.
Una bella copertina è un oggetto prezioso che vuoi possedere”.
Pensi alla versione in vinile di
BabyBertè?
“Edizione limitata in
10.000 copie”.
Come ti proteggi dalla pirateria
musicale?
“Ho dei fans molto
intelligenti, perché sui siti se tu senti di scaricare i miei pezzi
ti viene fuori Wanna Marchi”.
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