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ODIO n°20: LAVERITAVIPREGOSULLAMORE
Davide
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Odio NUMEROVENTI: LAVERITAVIPREGOSULLAMORE

Qualcuno ce l’ha?
Qualcuno ne sa qualcosa?
Ecco qua. Torno a parlarne, torno a farmi sempre le stesse domande. E’ passata un’estate, sono passati i fuochi fatui di illusioni che altro non erano. Sono sempre qui ad ascoltare canzoni, a farmi velare gli occhi di lacrime che non scenderanno, si fermeranno solo un po’ tra il respiro e la gola, a dar fastidio per far sentire che, anche se non val la pena di piangere per amore, non è nemmeno giusto fa finta di niente.

L’amore. L’amore per gli sconosciuti. Per le persone che mi stanno accanto. Per quelle che nemmeno conosco. E scoprire alla fine che forse non c’è nulla che davvero accade per caso, ma che ciascuno ha la propria strada. E magari è già dritta, e io non ne so niente, magari sta già là, tutto spiegato e predisposto da qui al futuro, e io non lo vedo solo perché sono un essere umano e quindi troppo miope e troppo attento alle sue contingenze.
Spesso nelle ultime settimane mi sono domandato se il momento giusto arriverà mai. Mi domando se ci sia, un momento giusto. E se forse non sia il caso di cercare una sommatoria, di momenti giusti, di iniziare a smontare l’utopia di un quadro perfetto e senza sbavature. Perché le sbavature fanno parte della mia vita. Le sbavature che rendono imperfetti i tratti decisi di colore, rendono la tela piena di frammenti di tracce che avrebbero potuto essere disegni, e invece restano potenzialità inespresse.

I confronti con lo specchio sono sempre impietosi. Me ne accorgo quando mi alzo la mattina. Anche se le 7.20 del mattino sono un orario che ai più sembrerà normalissimo, per me non lo è. Mi sveglio storto, gonfio, rimbecillito dai sogni o dagli incubi che ho appena abbandonato. E penso alla giornata che mi aspetta e faccio il bilancio. Certo, in un momento crudele come quello del risveglio, forse ci vorrebbe qualcosa di più leggero, per iniziare. E invece no. Davanti allo specchio, di fronte a quella maschera incazzosa che non vuole abbandonare il ritmo e la dolcezza del sonno, mi trovo a fare i conti con le mie scelte, con le decisioni di lavoro, con lo studio che deve ancora lungamente finire. Mi trovo a valutare se davvero il fallimento o il successo di una persona dipendono solo ed esclusivamente da fattori economici, di riconoscibilità o di prestigio.
La mattina, mentre cerco di dare un ordine a quell’immagine che si rifiuta di andare a dormire presto e di sapersi svegliare tranquillamente come tutte le altre persone, mi rendo conto che mi sento bene. Nonostante tutto, mi verrebbe da dire. O grazie a tutto. A tutto quello che mi circonda, a tutte quelle piccole grandi cose che comunque sono stato capace di costruire da solo.

E allora, la verità vi prego, sull’amore. Forse la chiave sta nell’amore per se stessi? Ma la chiave di cosa? La chiave per accettare la propria solitudine? O per essere più consapevoli e predisposti in maniera migliore a donarsi all’altra persona, nel momento in cui arriverà?

Intorno alle famiglie biologiche ruotano altri nuclei. Altre famiglie. Con cui si condividono momenti che passeranno alla storia delle proprie vite. Io posso dire di avere una di queste famiglie. Sono persone con cui condivido ricordi di grandi risate, di cazzate tra di noi. Miti, frasi, tormentoni, modi di dire … quante cose si costruiscono insieme. E com’è forte la nostra forza in quel dolore gratuito che una notte scardina le certezze e ti afferra la gola con la paura. Come si rende più evidente il bisogno e l’attaccamento l’uno per gli altri. Quanto sono vere quelle parole, quei silenzi addolorati e rabbiosi, quegli abbracci e quelle telefonate, quei messaggi, quel condividere verità orribili che investono gratuitamente. Senza diritto, senza spiegazione né logica, nate per il solo gusto di fare del male ad un carattere che non cede ai ricatti della violenza.
Da qualche altra parte si parla di stati d’animo e del dubbio di non essere speciali, ma semplicemente disturbati. Potrebbe anche essere così.
Nel frattempo, se la sapete, ditemi la verità, vi prego, sull’amore.

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Seduzir
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Non ho la chiave,Davide.Non ce l'ha nessuno.L'amore è diverso per ognuno di noi,arriva in un modo diverso,finisce in un modo diverso,per ognuno di noi.Lo viviamo in un modo diverso,già noi,di volta in volta,di persona in persona,lo "sentiamo"in maniera diversa.Mi sembra di capire,però,che l'amore per te sia sinonimo di serenità.A me,invece,sembra proprio il contrario..sereni si è da soli.L'amore è un'emozione intensa,ma prima o poi le personalità si scontrano e l'amore perfetto non esiste più.La serenità,invece,ma è una mia opinione,consiste nel fatto di essere vivi,in un paese senza guerra,poterci guardare,toccare,non essere malati.Banalmente,più semplice è la nostra vita,più si è sereni.Vivere la quotidianità,pur lottando,poter lottare...è una grande forza.Non ho mai paura che la mia serenità possa improvvisamente finire:ho imparato a pescare...e di vermi ne ho conservati tanti...negli anni. Mi succede ,anche spesso,di avere atroci malinconie,di dover suturare cicatrici che sembravano chiuse.Ma questa è la vita:mai tutta bianca,mai tutta nera.Non è facile accettarla,ma forse dovremmo imparare ad attendere,senza frenesia,perchè davvero tutto passa e tutto torna...poi ripassa..poi ritorna...all'infinito.Finchè c'è VITA....!!!

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BANG BANG
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Davide
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Sono d'accordo con te sul concetto di serenità. Che, per quanto mi riguarda, non corrisponde a quello di amore. Per lo meno, non l'amore comunemente inteso, quello fatto di passioni e trasporti emotivo e fisico nei confronti di unaltra persona. Credo però che un amore un po' più universale, un po' più ad ampio raggio, che coinvolga non solo coniugi o amanti, ma anche fratelli, amici, madri, padri, e che si dirami anche in sentimenti positivi magari come la simpatia e il senso di amicizia, quello sì, può aiutare a raggiungere un equilibrio emotivo che dia soddisfazione e calore, un senso e una protezione.
E tutto il resto, come dici tu, è vita.

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