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LA CANTANTE ALLA VIGILIA DI
SANREMO HA RIAPERTO LA DOLOROSA QUESTIONE DELLA MORTE DELLA SORELLA MIA
MARTINI.
Di Tonio Licordari, apparso su
"la Gazzetta del Sud" il 9-02-1997
Il festival di Sanremo è
alle porte. Oltre alla curiosità di conoscere le nuove canzoni che ci
accompagneranno per tutta la primavera (e passa) c'è in questi giorni la
frenesia da parte dei protagonisti di fare notizia, di riempire le pagine
dei giornali, di farsi ascoltare per radio, di apparire in Tv. Tutto ciò
fa parte del cosiddetto battage pubblicitario che potrebbe poi rivelarsi
l'arma vincente durante la gara. Patty Pravo per esempio, ci ha provato
ritornando al Piper, il tempio della sua rampa di lancio nei ruggenti anni
Sessanta. Un altra donna della musica leggera italiana, Loredana Bertè,
estrosa, personaggio dal carattere ingovernabile, fa discutere per
un'intervista esclusiva rilasciata a "Repubblica", nella quale riapre le
pagine della morte della sorella
Mia Martini e della difficile (per non
dire impossibile) situazione familiare, e per i contenuti di una sua nuova
canzone che fa parte dell'album "Un pettirosso da combattimento" (dove è
compreso il brano festivaliero "Luna") e che difende l'eutanasia. Per
Loredana si è persino scomposto "l'Osservatore Romano": il teologo e padre
francescano Gino Concetti ha definito la canzone "un messaggio pericoloso
tra i giovani malati di Aids".
Una Bertè, quindi, che fa notizia alla vigilia del
Festival. Ma c'è da
chiedersi: dice la verità l'estrosa Loredana quando accusa la madre di
"essersi preoccupata soltanto di inseguire i conti in banca della povera
Mia dopo la sua morte" e il padre padrone che dava botte alle figlie e che
non ha rispettato la volontà della stessa Mia, i cui resti sono finiti in
un cimitero di Busto Arsizio, nella tomba di famiglia della sua nuova
moglie? Nell'intervista della Bertè traspare forte e chiaro il sentimento
di calabresità quando parla con disprezzo della cultura leghista e quando
fa cenno alla sua Bagnara Calabra.
Ma quali sono i motivi di questa Dinasty in casa Bertè? Per tentare di
stabilire la verità basta avere la possibilità di conversare con la
signora Sarina Dato, sorella della madre delle due cantanti, che la povera
Mia amava definire "il mio angelo". E sono personale testimone di questo
legame affettuoso. La stessa Mimì mi ripeteva durante i nostri saltuari
incontri nelle varie manifestazioni : "Se hai bisogno di me, rivolgiti a
zia Sarina. Lei per me è tutto".
Zia Sarina in questi giorni non è a Bagnara, ma a Bologna per sostenere
una visita di controllo. Al telefono però sa essere gentile come sempre.
E' una donna di carattere, una serena mamma di famiglia, equilibrata e
generosa. Non ha letto l'intervista di Loredana a "Repubblica" ma mi
conferma battuta dopo battuta le sue dichiarazioni. "La mamma di Mia e
Loredana - dice -, mi sorella Salvina, vive nei pressi di Roma, ma non si
è mai preoccupata di stabilire un rapporto affettivo con le figlie. Con
me, per esempio, che sono sua sorella, i rapporti sono gelidi perchè tre
delle sue quattro figlie, Mia, Loredana e Olivia, mi hanno sempre
considerato la loro vera madre. E questo affetto delle sue figlie nei miei
confronti ha suscitato e suscita ancora la sue gelosia. Confermo tutto ciò
che ha dichiarato Loredana. Mia sorella Salvina, dopo la morte di Mia, si
è solo preoccupata di inseguire i conti in banca della mia povera, cara,
indimenticabile nipote".
Lei aveva un grandissimo rapporto con Mia. Ma con Loredana i contatti
erano diversi? "Per mia ero tutto, per Loredana sono la zia-madre. Mi
chiama spesso, è un autentica bagnarota, e malgrado il suo carattere
ribelle, con me - lo dico con grande gioia - sa essere dolce. Quando
conversa al telefono e m'incontra, diventa tenera, come la classica
bambina che ha bisogno di aiuto e di affetto. So io come prenderla"
Un passo indietro nel tempo. Fine degli anni Quaranta: il professor
Giuseppe Bertè di Villa San Giovanni sposa l'insegnante Salvina Dato di
Bagnara. Nascono quattro figlie: Leda (l'unica rimasta legata alla madre),
Domenica (poi chiamata Mimì e quindi Mia), Loredana e Olivia. "La famiglia
di mio cognato ha vissuto a lungo nelle Marche - ricorda zia Sarina - ed
io abitavo con loro perchè insegnavo da quelle parti. Praticamente ho
aiutato queste bambine a crescere. Sono tornata a Bagnara nel 1958, dopo
la morte di mia madre. Ho lasciato la scuola e mi sono impiegata all'Aci."
Loredana parla di frequenti visite a casa sua di Pietro Nenni, il leader
socialista, ricordando che in quelle circostanze suo padre obbligava Mia a
cantare "Bandiera rossa". Andato via Nenni, però, guai a ricantarla, erano
botte... "E' esattamente così. Mio cognato era comunista, però aveva un
grande rapporto di amicizia con Nenni, il quale quando veniva in zona (noi
si abitava a Porto Recanati), era suo ospite a pranzo" Poi il professor Bertè
lascia la famiglia e comincia per le ragazze il calvario o l'odissea.
Anche la signora Salvina, da quello che racconta Loredana, era una
madre-padrona? Conferma zia Sarina: "Purtroppo è la verità" |
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Ma si può chiarire questa storia della tomba di Mia? "Un giorno mia nipote
mi disse che in caso di morte non voleva essere sepolta, ma desiderava che
il suo corpo venisse affidato alle acque del mare di Bagnara. Io le
risposi che la legge impediva questo rito. E allora mi replicò che il suo
corpo poteva essere cremato e poi le ceneri sparse sul mare... Io reagii
vivacemente. Che discorsi fai, Mimì'? Tanto sarò prima io a morire. Però
purtroppo alla prova dei fatti aveva ragione lei, io sono ancora viva e
mia nipote non c'è più.
Qualcuno continua a sostenere la tesi del suicidio. "Assolutamente no. Mia
nipote era stata a casa mia sette giorni prima dopo una serata a Monreale,
in Sicilia, e non mi rivelò alcun suo problema interiore. Anzi, sembrava
piuttosto rilassata e felice di poter pranzare con noi, anche perchè era
tornato da Pescara mio figlio Domenico. Gli preparai uno dei suoi piatti
preferiti: gli spaghetti col nero di seppia. Andò via, rassicurandomi che
sarebbe tornata, anche perchè doveva curarsi i denti. La sentii l'ultima
volta al telefono tre giorni prima della sua morte"
E allora qual'è la sua opinione. Che cos'è questa storia dei denti? "Mia
nipote aveva un fibroma all'utero, ma non voleva operarsi per non correre
il rischio di avere conseguenze alla voce. Inoltre in quei giorni soffriva
terribilmente di mal di denti e si faceva curare a distanza dal nostro
dentista di fiducia di Reggio, il quale giustamente la invitava a
prendersi sette giorni di riposo, di lasciare tutto e di venirsi a curare
appunto a Reggio. Secondo me lei, in attesa di trovare questo tempo
libero, si prendeva delle capsule e nei momenti di maggior dolore beveva
grappa e così in un momento di crisi il suo cuore non ha retto. Ma ripeto:
non parliamo di stupefacenti o di suicidio. Mia nipote in quel periodo
aveva solo tanta voglia di vivere."
Dal battage pubblicitario di Loredana Bertè siamo passati a scavare sulla
morte di Mia. Ma con zia Sarina la conversazione è sempre serena. Il suo
sogno è di riportare i resto mortali di Mimì a Bagnara. "Lo vuole anche
Loredana", sottolinea. Bagnara intende comunque la culla dei ricordi e dei
successi di Mia Martini. Da tempo opera un associazione di cultura e di
spettacolo, di cui è presidente Nino Romeo, che sta già lavorando per la
seconda edizione della manifestazione canora dedicata a Mia Martini e
quasi certamente nel prossimo mese di maggio, in occasione del secondo
anniversario della morte, farà scoprire nella piazza principale un busto
di bronzo dell'artista.
"Abbiamo avuto - dice Nino Romeo - tutta l'assistenza e le autorizzazioni
ad operare nel nome di Mia dal padre, da Loredana, dall'altra sorella
Olivia e soprattutto dalla signora Sarina. Invece la madre e la sorella
più grande, Leda, ci hanno creato qualche problema di natura legale. Ma
riusciremo a spuntarla perchè noi vogliamo impegnarci per dare a Mia
Martini la giusta gloria perchè è stata un'artista che ha dato luce e
prestigio a Bagnara"
Anche questa testimonianza di Nino Romeo sembra dare ragione a Loredana
quando a proposito della signora Salvina dice: "Adesso è bravissima a fare
la mamma modello, quella che va a ritirare tutti i premi alla memoria di Mimì. Ma noi l'abbiamo mandata a quel paese 30 anni fa la cara mammina..
quando ci sbatteva in colonia". Zia Sarina dice che è la verità, difende
Loredana alla quale fa tanti auguri per Sanremo e conclude: "il resto
della mia vita lo dedicherò a far onorare la memoria di mia nipote Mimì".
Dal racconto di una famiglia a pezzi (quella Bertè-Dato), esce comunque
l'immagine di una Loredana inedita e più umana. Addirittura dolce come un
babà, a sentire zia Sarina.
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