BARI. Il ritorno in grande stile della cantante calabrese
16 giugno 1997
Bertè, graffi rock.
Loredana infiamma Festadestate


E' l'unica vera cantante rock che il panorama nazionale italiano abbia mai contemplato. E' rock la sua storia di vita, è rock la sua rabbia, è rock la sua voce roca, è rock il suo aspetto fisico. E' rock, se non addirittura glam, la solita minigonna nera, il trucco marcato e la chioma-parruccone. E' rock soprattutto per la sua perseveranza da bastian contrario, per l'incazzatura storica nei confronti del grande circo della musica e soprattutto dei burattinai dello showbusiness.
Negli anni del grande abuso della parola rock, delle infiltrazioni commerciali pop e soprattutto del canto delle sirene-classifiche che hanno ammaliato più di un combattente di strada, è bene che si sappia che la nostra Loredana, la "folle" e incontrollabile Loredana Berte', l'accezione di "signora del rock" se la merita tutta. Eccola rilucere in tutta la sua cruenta e trasgressiva onestà sul palco di Festadestate. E' toccato a lei la scorsa sera inaugurare la quarta edizione,in una serie del levante che traboccava di gente e di S.N.A.O.M.S. le sue canzoni un coro di almeno 5000 persone, vecchi fan e semplici curiosi, tutti accorsi a celebrare uno dei personaggi più bizzarri e fuori dalle regole che la storiografia della canzone italiana possa fino ad oggi annoverare.
"Datemi affetto" dice Loredana promettendo subito che non smetterà di cantare se non quando il pubblico non ne potrà più. A vederla così padrona della scena non si può che pensare che sia in piena forma. Gli ultimi conti con il passato li ha pagati con l'album "Un pettirosso da combattimento", un onesto e sincero viaggio nella sorte di una famiglia difficile, in cui qualcuno ha finito per rimetterci la vita. Oggi che mia non c'e' più, Loredana sembra non darsi pace nel suo ricordo. Ha il braccio poggiato sul leggio, come in un ideale e sconfinato abbraccio, che però questa volta non regge le parole di una canzone ma una fotografia della sorella, vittima dei pregiudizi e della codardia dello showbusiness. Parla spesso di lei accusando i responsabili morali della sua morte, come se avesse una missione per conto di Mimi' e cioè dire come davvero sono andate le cose e perchè dopo tanto successo l'hanno lasciata morire in solitudine.
E' un concerto rock quello che Loredana Berte' regala al pubblico di Festadestate, ricco di sferzate elettriche, di singulti ritmici, di energia, ma anche di malinconiche

parentesi melodiche, in cui riemergono vecchi dolori e ferite mai curate. In scena c'e' la sua vita. La canta senza pudicizie e ipocrisie di sorta. Ancora una volta vuole essere capita per quello che è, e anche sul palco cerca sensazioni dirette, senza ipocrisie e falsi valori. Fra una canzone e l'altra parla con il pubblico, si preoccupa di una ragazza che si è sentita male per il caldo e non rincomincia a cantare se non quando si è accertata che le siano state presentate le dovute cure.
Loredana si racconta spesso, parla della sua difficile storia artistica, ma soprattutto canta e lo fa con la grinta di sempre, con quella voce che fa venire i brividi in "Padre davvero", cavallo di battaglia di Mia Martini. "Il mare d'inverno" di Ruggeri è introdotta dalle tastiere che manterranno un'atmosfera rarefatta per tutto il brano, ed è bellissima in questa versione più dedicata "Ragazzo mio" è datata 1984 e resta una grande canzone così come lo è ancora oggi quel manifesto femminile di "Non sono una signora" di Fossati.
Del repertorio di questi ultimi anni canta "Amici non ne ho", "Rap di fine secolo", "luna" che quest'anno ha portato a Sanremo, "Voglio di più" di pino Daniele, si tuffa nelle atmosfere reggae di "E la luna bussò" e poi ancora "Mi manchi", "Buongiorno anche a te", percorrendo in lungo e in largo la sua carriera. In questo viaggio, un pò sofferto, l'accompagna una buona band. E sullo sfondo del palco, su un telo bianco, è disegnato un pettirosso. E' come se avesse voluti finalmente svelare di se stessa quanto nessuno ha mai sospettato davvero. Eccola lì, sul suo rametto, con la paura di cadere e l'incapacità di volare.
 

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