E’ la quarta volta che va negli Stati Uniti. Un corso intensivo di inglese, un album intitolato “Made in Italy”. Loredana ha conquistato la gente che conta a New York perché ha temperamento. Sa cucinare le penne al pomodoro e soprattutto perché è una vera donna italiana. Il suo “stile pirata” ha fatto colpo in USA.
 

Peccato. Non riusciremo mai a rendere la voce, il tono, le espressioni di Loredana. Accontentatevi di un interlocutore che, prima ancora di incominciare, dichiara di non farcela. Coraggio

Quando sei tornata dall’America?
Una settimana fa. Sei mesi di lontananza. Non so nulla di quel che è successo. Non ho ancora rivisto mia sorella Mimì, ne ho sentito il suo disco. Dicono sia bellissimo, non le ho ancora dato il mio regalo: una chitarra acustica Fender Stratocaster Gild. Mi hanno detto che a Sanremo si è rivelato quel De Crescenzo. Ho sentito il pezzo, che voce! A proposito com’è l’ultimo della Rettore? Bisogna pur sapere cosa fanno gli altri..
Che sei andata a fare in USA?
A studiare l’inglese. Ma stavolta ho fatto le cose sul serio. Me lo ha consigliato Mariangela Melato: "segui il metodo “Totally immersion”, immersione totale. Si impara per forza." Nove ore di studio al giorno chiusa in una stanzetta della Berlitz School. Ogni sera si cambia professore. Non ti dico quello che è costato. Sveglia alle 7. Caffè lungo all’americana. Ore 8, ricerca disperata di un taxi. Poi ho trovato un taxista che veniva ogni mattina a prendermi. Alle 9 in punto iniziavo le lezioni. Professori belli e brutti, giovani e vecchi, simpatici e antipatici. Dopo una settimana mi sono detta cambiamo metodo. Si può fare ugualmente conversazione andando a spasso, a teatro, in discoteca, visitando musei, facendo lo shopping. Mi sono messa d’accordo con i professori. E’ stata la rivoluzione, il metodo Bertè ha preso piede…
E la sera che facevi?
Alle 21 ero a casa. Avevo affittato un appartamento al 39° piano di un grattacielo: salone, 2 camere da letto, bagni, terrazza. A New York se non hai un indirizzo di prestigio neanche ti filano. Qui poi dalle 21 ricevevo gli amici. Ogni sera un andirivieni di gente. Il…….ristorante Bertè rimaneva aperto fino alle ore piccole. Gli americani sono ghiotti di specialità italiane. Spaghetti, penne al pomodoro, che cuoca ragazzi!. Andavo a comprare la pasta De Cecco in un supermarket di Manhattan, l’unico dove fossi sicura di trovarla.
E hai trovato anche il tempo di incidere un disco?
Non subito, le settimane passavano, il corso volgeva alla fine, quelli della casa discografica erano preoccupati: Beh che si fa? E’ finita la vacanza? Mi telefonavano. Ed io: Ma che vi frega a voi di me? C’avete Tozzi e i Pooh da curare. Di qui io non mi muovo! E se il disco lo facessi qua, la cosa cambierebbe aspetto. Affare fatto. Due o tre pezzi me li ero portati dall’Italia. Si trattava di scrivere gli altri, di trovare una “band”e una sala di registrazione. L’amico Eumir Deodato mi dava le dritte. Grazie a lui, avevo conosciuto al Peppermint Lounge i ragazzi del gruppo Platinum Hook. Non è stato difficile convincerli a lavorare con me. Mario Lavezzi mi ha raggiunta a New York. E ci siamo messi all’opera.
E la copertina di Andy Warhol? Se ne parla già tanto.
Quando ho proposto di realizzarla insieme ad un filmato mi hanno detto: ”Sei impazzita?” Ti costerà una fortuna. Ma Warhol è un amico ed è stato ragionevole nelle pretese. Anzi ci ha preso gusto. Il mio nuovo stile alla pirata lo ha molto divertito. E mi ha fatto ritrarre in bianco e nero da un suo giovane protetto, Christopher Makos.
E chi vedrà il filmato?
Tutti. Difatti la TV italiana, sempre informatissima, se lo è assicurato come sigla per un programma di film musicali che andrà in onda in Settembre: ”Movie, Movie” e “Movie” è la canzone che canto io.
Si parla anche di un film a soggetto.
Un’idea di Alex Ponti, figlio di Carlo. Dovrebbe intitolarsi ”Lontano da dove” come una canzone dell’album. E’ una storia ambientata fra gli immigrati italiani di lusso che vivono a New York: manager, stilisti di moda, designer, attori.
E in Italia che fai adesso?
Mi riposo, riordino le idee. Poi sarò ospite del  “Giro Mike”con Buongiorno.
Come mai con il tuo temperamento sei sempre rimasta fedele alla stessa casa discografica?
Proprio perchè ho un pessimo carattere. Mi conoscono, hanno imparato a sopportarmi Io sono un tipo che si affeziona alla gente. E quando mi affeziono, non sono più capace di litigare. Per questo credo che non la lascerò mai”.

GHERARDO GENTILI

FOTO DANIEL MULARONI
TUTTO LUGLIO 1981

 

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