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Peccato. Non riusciremo mai a rendere la voce, il tono, le espressioni
di Loredana. Accontentatevi di un interlocutore che, prima ancora di
incominciare, dichiara di non farcela. Coraggio
Quando sei tornata dall’America?
Una settimana fa. Sei mesi di lontananza. Non so nulla di quel che è
successo. Non ho ancora rivisto mia sorella Mimì, ne ho sentito il suo
disco. Dicono sia bellissimo, non le ho ancora dato il mio regalo: una
chitarra acustica Fender Stratocaster Gild. Mi hanno detto che a
Sanremo si è rivelato quel De Crescenzo. Ho sentito il pezzo, che
voce! A proposito com’è l’ultimo della Rettore? Bisogna pur sapere
cosa fanno gli altri..
Che sei
andata a fare in USA?
A studiare l’inglese. Ma stavolta ho fatto le cose sul serio. Me lo ha
consigliato Mariangela Melato: "segui il metodo “Totally immersion”,
immersione totale. Si impara per forza." Nove ore di studio al giorno
chiusa in una stanzetta della Berlitz School. Ogni sera si cambia
professore. Non ti dico quello che è costato. Sveglia alle 7. Caffè
lungo all’americana. Ore 8, ricerca disperata di un taxi. Poi ho
trovato un taxista che veniva ogni mattina a prendermi. Alle 9 in
punto iniziavo le lezioni. Professori belli e brutti, giovani e
vecchi, simpatici e antipatici. Dopo una settimana mi sono detta
cambiamo metodo. Si può fare ugualmente conversazione andando a
spasso, a teatro, in discoteca, visitando musei, facendo lo shopping.
Mi sono messa d’accordo con i professori. E’ stata la rivoluzione, il
metodo Bertè ha preso piede…
E la sera che
facevi?
Alle 21 ero a casa. Avevo affittato un appartamento al 39° piano di un
grattacielo: salone, 2 camere da letto, bagni, terrazza. A New York se
non hai un indirizzo di prestigio neanche ti filano. Qui poi dalle 21
ricevevo gli amici. Ogni sera un andirivieni di gente. Il…….ristorante
Bertè rimaneva aperto fino alle ore piccole. Gli americani sono
ghiotti di specialità italiane. Spaghetti, penne al pomodoro, che
cuoca ragazzi!. Andavo a comprare la pasta De Cecco in un supermarket
di Manhattan, l’unico dove fossi sicura di trovarla.
E hai trovato
anche il tempo di incidere un disco?
Non subito, le settimane passavano, il corso volgeva alla fine, quelli
della casa discografica erano preoccupati: Beh che si fa? E’ finita la
vacanza? Mi telefonavano. Ed io: Ma che vi frega a voi di me? C’avete
Tozzi e i Pooh da curare. Di qui io non mi muovo! E se il disco lo
facessi qua, la cosa cambierebbe aspetto. Affare fatto. Due o tre
pezzi me li ero portati dall’Italia. Si trattava di scrivere gli
altri, di trovare una “band”e una sala di registrazione. L’amico Eumir
Deodato mi dava le dritte. Grazie a lui, avevo conosciuto al
Peppermint Lounge i ragazzi del gruppo Platinum Hook. Non è stato
difficile convincerli a lavorare con me. Mario Lavezzi mi ha raggiunta
a New York. E ci siamo messi all’opera.
E la
copertina di Andy Warhol? Se ne parla già tanto.
Quando ho proposto di realizzarla insieme ad un filmato mi hanno
detto: ”Sei impazzita?” Ti costerà una fortuna. Ma Warhol è un amico
ed è stato ragionevole nelle pretese. Anzi ci ha preso gusto. Il mio
nuovo stile alla pirata lo ha molto divertito. E mi ha fatto ritrarre
in bianco e nero da un suo giovane protetto, Christopher Makos.
E chi vedrà
il filmato?
Tutti. Difatti la TV italiana, sempre informatissima, se lo è
assicurato come sigla per un programma di film musicali che andrà in
onda in Settembre: ”Movie, Movie” e “Movie” è la canzone che canto io.
Si parla
anche di un film a soggetto.
Un’idea di Alex Ponti, figlio di Carlo. Dovrebbe intitolarsi ”Lontano
da dove” come una canzone dell’album. E’ una storia ambientata fra gli
immigrati italiani di lusso che vivono a New York: manager, stilisti
di moda, designer, attori.
E in Italia
che fai adesso?
Mi riposo, riordino le idee. Poi sarò ospite del “Giro Mike”con
Buongiorno.
Come mai con
il tuo temperamento sei sempre rimasta fedele alla stessa casa
discografica?
Proprio perchè ho un pessimo carattere. Mi conoscono, hanno imparato a
sopportarmi Io sono un tipo che si affeziona alla gente. E quando mi
affeziono, non sono più capace di litigare. Per questo credo che non
la lascerò mai”.
GHERARDO GENTILI
FOTO DANIEL MULARONI
TUTTO LUGLIO 1981
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